COS'È L'IFS
L'Internal Family Systems è un modello psicoterapeutico sviluppato negli anni '80 da Richard Schwartz, uno psicoterapeuta familiare americano che, lavorando con pazienti con disturbi alimentari, si accorse di qualcosa di inaspettato: i suoi clienti parlavano spontaneamente di "parti" di sé che sembravano avere voce, intenzioni e persino conflitti propri. Una parte voleva mangiare, un'altra si puniva, un'altra ancora cercava di mediare.
Schwartz smise di trattare queste voci come sintomi da eliminare e cominciò ad ascoltarle. Da quella svolta nacque un intero sistema terapeutico.
L'idea centrale è semplice e rivoluzionaria, ovvero la mente non è un'entità unitaria, ma un sistema plurale, composto da sottopersonalità distinte, le parti, e da qualcosa di più profondo che le contiene tutte, il Sé.
Qui entra in gioco una distinzione importante, perché il rischio di confusione con il concetto psicoanalitico di inconscio è reale.
Nella tradizione psicoanalitica, da Freud in poi, i contenuti rimossi sono qualcosa da interpretare, da portare alla luce attraverso il lavoro sul transfert, sui sogni e sulle resistenze. L'inconscio è tendenzialmente pericoloso, caotico, pulsionale. Il terapeuta è l'esperto che legge il paziente.
Nell'IFS, invece le parti non sono patologiche in sé, infatti anche le più disturbanti hanno un'intenzione protettiva.
Il cambiamento avviene attraverso una relazione interna tra il Sé e le parti, non attraverso l'interpretazione dall'esterno.
Il paziente è il protagonista attivo, il terapeuta accompagna.
Non esistono una parti cattive da eliminare, esistini parti ferite che hanno imparato a difendersi nel modo migliore in base agli strumenti in possesso.
LE PARTI DELLA PERSONALITÀ: LA MAPPA
GLI ESILIATI
Sono le parti più vulnerabili, solitamente bambine, portatrici di un dolore emotivo non elaborato: vergogna, abbandono, terrore, solitudine profonda. Si formano in risposta a esperienze traumatiche o relazioni primarie fallimentari. Il sistema psichico le esclude, le confina, perché il loro dolore è ritenuto insostenibile.
Non spariscono, però. Premono dall'interno, cercando di essere viste.
I POMPIERI
Entrano in azione quando un esiliato viene attivato e rischia di travolgere il sistema. Il loro compito è spegnere il fuoco emotivo immediatamente, a qualunque costo. Usano strategie impulsive e spesso autodistruttive: abbuffate, alcol, dissociazione, autolesionismo, sesso compulsivo, azioni esplosive. Non si preoccupano delle conseguenze: vogliono solo che smetta di fare male adesso.
I MANAGER
Lavorano in modo preventivo: evitano che gli esiliati vengano toccati. Sono controllanti, perfezionisti, critici interni, iperresponsabili. Si preoccupano delle conseguenze, pianificano, si difendono. Spesso sono le parti che il mondo esterno percepisce come "io": quella voce che dice "devi fare di più", "non sei abbastanza", "stai attento".
COME SI FORMANO LE PARTI
Le parti non nascono con noi come strutture fisse. Si differenziano nel corso dello sviluppo, in risposta all'ambiente.
Ogni volta che un bambino sperimenta qualcosa che il suo sistema nervoso registra come minaccioso, un genitore imprevedibile, una perdita, una vergogna pubblica, una violazione, una parte di lui si attiva per gestire quella situazione. Se quella risposta funziona, anche solo in modo parziale, tende a consolidarsi e a diventare uno schema ricorrente.
Il problema non è che le parti si formino, in quanto ciò rappresenta un processo è adattivo. Il problema è quando rimangono bloccate in quel momento originario, continuando a reagire come se il pericolo di allora fosse ancora presente oggi.
Un bambino che ha imparato a non piangere per non disturbare un genitore depresso avrà probabilmente un Manager molto attivo che sopprime la vulnerabilità. Ma da qualche parte, quell'esiliato che voleva essere consolato è ancora lì.
IL SÉ: IL CENTRO DEL SISTEMA
Qui sta la vera originalità dell'IFS rispetto ad altri modelli a parti.
Schwartz sostiene che al di là di tutte le parti esiste una presenza essenziale, il Sé, che non è una parte tra le altre, ma qualcosa di qualitativamente diverso.
Il Sé si manifesta attraverso le cosiddette otto C:
Curiosità, Calma, Chiarezza, Compassione, Coraggio, Creatività, Connessione e Confidenza.
Il Sé non giudica le parti. Le vede, le comprende, si prende cura di loro. È il leader naturale del sistema interiore attraverso la presenza.
Quando il Sé è in relazione con le parti, il sistema si regola. Quando le parti si identificano con il Sé, quando una parte prende il comando credendo di essere "io", nasce la sofferenza.
IL TRATTAMENTO IFS
La terapia IFS non segue un protocollo rigido, ma una direzione precisa: riportare il Sé alla guida del sistema.
Il percorso si articola in alcune fasi fondamentali:
1. RICONOSCERE LE PARTI
Il terapeuta aiuta il paziente a notare le parti che emergono, in forma di emozioni, pensieri, sensazioni corporee o immagini. Non si parla di una parte: si va verso di lei.
2. DISIDENTIFICARSI
Una delle mosse più importanti è aiutare il paziente a capire che ha quella parte, ma non è quella parte. "C'è una parte di te che si sente così", non "tu sei così". Questa distinzione apre uno spazio interno enorme.
3. ACCEDERE AL SÉ
Il lavoro terapeutico aiuta le parti protettive, Manager e Pompieri, a fidarsi abbastanza del Sé da farsi da parte temporaneamente. Si ritirano quel tanto che basta perché il Sé possa fare il suo lavoro.
4. AVVICINARSI AGLI ESILIATI
Con il Sé presente, diventa possibile incontrare le parti più ferite senza esserne travolti. Il Sé porta testimonianza al dolore dell'esiliato, lo vede, lo riconosce e lo recupera dal momento in cui è rimasto bloccato.
5. SBLOCCARE E INTEGRARE
Quando un esiliato si sente finalmente visto e curato dal Sé, può lasciare andare i pesi che porta, credenze dolorose come "sono sbagliato", "non sono amabile", "il mondo è pericoloso". Questo processo si chiama unburdening, cioè alleggerimento. Le parti non scompaiono, ma si trasformano e possono tornare a ruoli più flessibili e meno estremi.
PERCHÉ L'IFS FUNZIONA
Perché rispetta la complessità dell'essere umano senza semplificarla. Perché non chiede alle persone di smettere di essere come sono, ma di capire perché sono così. Perché tratta anche le parti più difficili, la rabbia, l'autodistruzione, il critico interno spietato, con la stessa dignità con cui si tratterebbe un bambino che ha fatto del suo meglio in una situazione impossibile.
E perché pone attenzione sul fatto che dentro ognuno di noi esista già la capacità di guarire, se solo le parti imparano a fidarsi abbastanza di quello spazio silenzioso e integro che Schwartz ha appunto chiamato Sé.
Germana Verganti
Riferimenti bibliografici
Anderson, F. G., Schwartz, R. C., & Sweezy, M. (2020). Internal Family Systems Skills Training Manual: Trauma-Informed Treatment for Anxiety, Depression, PTSD and Substance Abuse. PESI Publishing.
Fisher, J. (2022). Guarire le parti frammentate dei sopravvissuti al trauma. Giovanni Fioriti Editore.
Schwartz, R. C. (2024). Come allearsi con le parti cattive di sé. Guarire il trauma e ritrovare il Sé con il metodo Internal Family Systems. Macro Edizioni.
Schwartz, R. C., & Sweezy, M. (2023). Terapia dei sistemi familiari interni (Internal Family Systems Therapy) (2ª ed.). Raffaello Cortina Editore.
Sweezy, M., & Ziskind, E. L. (a cura di). (2013). Internal Family Systems Therapy: New Dimensions. Routledge.